Eppure il rinnovo dell’Assemblea Nazionale è un passaggio cruciale nella vita politica del Paese: l’indipendenza tra l’elezione del Presidente della Repubblica e quella dell’aula infatti consente la formazione di una maggioranza parlamentare di colore diverso rispetto al Presidente, costringendolo alla cosiddetta “coabitazione” e di fatto tarpandone le ali in termini di potere politico, slancio decisionista e possibilità di mettere in atto il suo programma.
Per quanto il fenomeno sia piuttosto raro – appena tre volte dal secondo dopoguerra ad oggi – ed i sondaggi lo indicassero come una probabilità remota in questa tornata 2012, l’importanza delle elezioni legislative francesi di quest’anno non ne deve uscire sminuita: l’ambizioso programma di Hollande, la sua sfida alla Merkel sulla direzione futura verso cui si incamminerà l’Europa ed il suo piano di riforme necessitano di un sostegno parlamentare ampio per poter essere messi in atto, sostegno parlamentare che può giungere solo da una netta affermazione, appunto, alle legislative.
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| Confronto elezioni legislative 2007 – elezioni legislative 2012 |
Rispetto alle consultazioni che hanno portato Hollande all’Eliseo si nota una minore concentrazione del voto intorno ai partiti maggiori, legata tanto ad un minore possibilità di richiamo al voto utile propria di questo tipo di elezione quanto ad una maggiore territorilità dell’elezione, più sensibile al carisma e al radicamento del candidato di turno che al mero simbolo del partito presente sulla scheda elettorale.
Il FN, contrariamente a molte altre formazioni, non è un partito con un particolare radicamento territoriale; sebbene presenti come tutti differenti consensi in differenti regioni della Francia, non è direttamente riconducibile ad una particolare zona del Paese, non è egemone o maggioritario neppure nelle zone dove ottiene i risultati più alti. Solo così è possibile commentare il fatto che, malgrado la percentuale raggiunta, il FN non sia riuscito ad esprimere al primo turno nessun parlamentare, laddove formazioni con un risultato nazionale di gran lunga inferiore sono al contrario riuscite ad eleggere uno o più rappresentanti.
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| Candidati eletti al primo turno alle elezioni legislative 2012 |
La minore affluenza alle urne, la maggiore frammentazione dell’offerta politica e soprattutto il travaso di voti dall’UMP al FN hanno reso progressivamente più complesso per un singolo candidato il raggiungimento della soglia necessaria per l’elezione al primo turno, rendendo necessario nella stragrande maggioranza dei casi il ballottaggio.
Nel sistema elettorale francese, i ballottaggi si tengono nel caso non vi sia un candidato in grado di ottenere la maggioranza assoluta dei voti; possono accedere al ballottaggio tutti i candidati che abbiano ottenuto almeno il 12,5% delle preferenze calcolate sul numero degli iscritti alla votazione, per un minimo comunque di due candidati se non ve ne sono a sufficienza in possesso di tale requisito. Il ballottaggio alla francese, quindi, non è necessariamente limitato a due competitor, ma prevede talvolta anche scontri a tre o addirittura a quattro.
In primo luogo si evidenzia una maggiore dispersione del voto rispetto al 2007, con un maggior numero di partiti coinvolti nei ballottaggi e in generale con un allentamento dell’egemonia dei due partiti maggiori. In particolare, il crollo dell’UMP ed il conseguente incremento del FN ha portato le due forze di destra a farsi una concorrenza reciproca molto forte in questo primo turno di votazione, permettendo alla formazione della Le Pen di entrare in molti ballottaggi. A sinistra, la nascita di un partito strutturato come il FG ha generato risultati simili, in virtù non già di un calo del PS (anzi in aumento) ma della coagulazione sotto un’unica bandiera di candidati e voti precedentemente dispersi in mille gruppuscoli.
Il secondo punto saliente è il netto spostamento verso sinistra dell’elettorato francese: proprio confrontando dipartimento per dipartimento i dati del primo turno si nota come ovunque sul territorio nazionale il centrodestra governativo dell’UMP sia in arretramento, andando ai ballottaggi dove aveva conquistato il seggio al primo turno nel 2007 o arrivando dietro al PS laddove cinque anni fa era davanti; il PS si conferma in avanzamento in maniera generalizzata in tutto il Paese, incrementando il vantaggio dove era già avanti, sorpassando l’UMP in molti dipartimenti e riducendo comunque il gap con l’UMP nelle storiche roccaforti della destra in Alsazia o nel sud-est.
È da notare che l’elettorato francese ha premiato non tanto la sinistra in senso generale quanto proprio il PS: laddove, per accordi di legislatura, i candidati socialisti hanno lasciato spazio agli alleati dei Verdi o ad altri esponenti indipendenti di sinistra, le forze progressiste hanno ottenuto risultati mediamente peggiori rispetto ai casi in cui il PS si è presentato in prima persona alla competizione elettorale.
Sulla base di questi dati è possibile eseguire una rapida stima di quelli che potranno essere i risultati finali. Ipotizzando infatti una vittoria al ballottaggio della formazione in vantaggio al primo turno e sommandoli ai seggi già conquistati si otterrebbe, dall’estrema sinistra all’estrema destra:
- PS: 22 + 262 = 284
- RDG: 1 + 8 = 9
- DVG: 1 + 14 = 15
- VEC: 1 + 8 = 9
- REG: 0 + 4 = 4
- CEN: 0 + 1 = 1
- ALLI: 0 + 1 = 1
- PRV: 0 + 5 = 5
- NCE: 1 + 14 = 15
- UMP: 9 + 203 = 212
- DVD: 1 + 7 = 8
- FN: 0 + 5 = 5
In realtà, tuttavia, l’analisi dei ballottaggi del 2007 ha dimostrato come il centrosinistra francese riesca storicamente ad avere prestazioni nettamente migliori del centrodestra al secondo turno, non subendo mai dei recuperi ove in vantaggio e anzi riuscendo spesso ad eseguire sorpassi sul centrodestra anche partendo da una decina di punti di svantaggio.
Questi numeri, quindi, costituiscono un limite soltanto minimale per quelle che possono essere le aspettative del centrosinistra e del PS in particolare, partito che potrebbe tranquillamente sfondare il muro dei 300 deputati, che garantirebbe una solida maggioranza in Parlamento.
Osservando infatti il numero totale di ballottaggi in cui è coinvolto il PS (a volte contro altre formazioni di sinistra), si nota come i socialisti siano coinvolti in 421 scontri, cosa che porterebbe il limite teorico di eletti a 443. Naturalmente sarà impossibile raggiungere un simile risultato, ma si vede in maniera piuttosto chiara considerate le capacità di recupero della sinistra al secondo turno come la soglia dei 300 deputati sia ampiamente nelle corde del PS.
Nell’era del ritorno della gauche, succede anche questo.


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