Il Circolo Universitario Antonio Greppi è un Circolo ambientale dei Giovani Democratici di Milano.

Il Circolo nasce per fornire a tutti gli studenti e dottorandi, milanesi e fuorisede, un polo di aggregazione sociale, costruzione politica e promozione culturale incentrato sulle competenze e i saperi peculiari del mondo universitario milanese. Il Circolo Universitario è aperto alla partecipazione di tutti gli studenti universitari, senza alcuna discriminazione rispetto all’Università di provenienza.

Il Circolo Universitario è intitolato ad Antonio Greppi, il primo Sindaco della Milano liberata, scelto dal CLN nel 1945 per ricostruire la città dalle macerie della Seconda Guerra Mondiale e ricordato dalla Cittadinanza per aver adempiuto al difficile compito ponendo la cultura come tratto saliente di una rinascita civica e civile.

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sabato 27 aprile 2013

Argomenti impopolari contro tesi popolari

Fonte: Daidaidai


L’elezione del Presidente della Repubblica rappresenta il punto più basso della parabola democratica degli ultimi anni. La candidatura di Franco Marini, affossata dallo stesso partito che si era preso l’incarico di presentarlo al Parlamento come candidato unificante per tre delle quattro principali forze politiche italiane, è considerata dalla stampa e dall’opinione pubblica, in modo particolare da quella di sinistra, il più disastroso errore di una dirigenza ora dimissionaria. Partendo proprio da questa considerazione potrebbe essere interessante domandarsi il perché una scelta operata dalla classe dirigente di un partito sia stata immediatamente percepita come un tragico errore da parte della base del partito stesso, e può a sua volta essere interessante analizzare la percezione negativa che questa classe dirigente è riuscita a dare di se stessa anche nei giorni immediatamente successivi, con l’affossamento della candidatura di Romano Prodi e la convergenza sull’anomala rielezione del Presidente uscente. Da questa riflessione si potrebbe trarre alcuni interessanti argomenti per la confutazione di tesi ormai molto popolari presso l’opinione pubblica.

giovedì 11 ottobre 2012

12 ottobre: studenti nelle piazze



Le organizzazioni studentesche nazionali hanno indetto per venerdì 12 ottobre una mobilitazione per rimettere all'ordine del giorno il tema della scuola e del sistema pubblico dei saperi.
Noi saremo in piazza a fianco degli studenti. Vogliamo ascoltare le ragioni della protesta e cercare di costruire una possibile alternativa alla prassi dei tagli lineari e ad un sistema dei saperi basato sulla selezione e non sulla diffusione delle conoscenze.
Hanno propagandato la meritocrazia mentre tagliavano le borse di studio, ci hanno spiegato che non è necessario andare all'università perché anche i lavori manuali sono importanti e nel frattempo lavoravano per impoverire gli istituti tecnici e professionali.
La nostra generazione in Italia ha di fronte a sé un sistema produttivo che non richiede saperi e conoscenza perché per competere nel mercato ha scelto si svalutare il lavoro.
Dobbiamo combattere una battaglia culturale, chiedendo per il mondo del sapere la funzione guida per un modello di sviluppo diverso: sostenibile, equo e intelligente.
Ogni giorno sotto i nostri occhi crescono le diseguaglianze nelle scuole per colpa di un sistema inefficiente che basa il suo modello didattico su teorie superate e manualistiche, un sistema che ha abbandonato chi resta indietro perché considerato immeritevole ed inutile alla società.
Il Governo è cambiato ma, purtroppo, le forti aspettative che nutrivamo nei suoi confronti sono rimaste disattese. Invece di invertire il segno delle politiche dell’istruzione, il Governo ha concentrato i propri sforzi in battaglie ideologiche e demagogiche: l’abolizione del valore legale del titolo di studio e la denigrazione degli studenti fuori corso. Da una maggioranza di cui è parte anche la destra non potevamo aspettarci altro. Tuttavia, è doveroso per chi si candida a governare il Paese per una coalizione progressista, stare nei luoghi del disagio della nostra generazione per costruire insieme il sistema dell’istruzione per il futuro. Chi si candida a governare non può ripresentare proposte fallimentari quali l’aumento dei costi per le famiglie e deve rifinanziare la scuola, l’università e la ricerca, costruire un sistema produttivo che valorizzi i saperi, ridistribuire le ricchezze. Queste sono le precondizioni non solo per il valore di un movimento ma per il rilancio complessivo del nostro Paese.
Saremo in piazza con l’umiltà di chi sa ascoltare senza la pretesa di dare lezioni, perché il tempo del riformismo dall’alto è finito, e la battaglia per una vera riforma dei saperi non può fermarsi ora.
Costruiamo dal conflitto della piazza il progetto che vogliamo per il futuro che ci meritiamo.

Giovani Democratici Milano Città
Giovani Democratici Circolo universitario Antonio Greppi

giovedì 4 ottobre 2012

L'integrazione virtuosa tra forme "nuove" e forme "vecchie" di politica


Fiorito? E' una conseguenza della crisi dei partiti
Il caso di Franco Fiorito ha colpito molto l’opinione pubblica. Il caso, pur simile ad altri avvenuti in passato, colpisce per alcune particolarità. La prima: Fiorito racconta di essere stato tra la folla che, all’apice dello scandalo di Tangentopoli, tirò le monetine a Bettino Craxi davanti all’entrata dell’hotel Raphael. E’ quindi, simbolicamente, come se un cerchio si chiudesse. Chi all’epoca denunciava i corrotti, si faceva portabandiera di un rinnovamento all’insegna di una presunta onestà della “gente” e della “società civile”, oggi si ritrova dall’altra parte a fare come e peggio dei politici tanto odiati.
La seconda particolarità riguarda il fatto che Fiorito ottiene moltissime preferenze alle elezioni. Quindi nonostante sia un politico che, secondo la vulgata, è eletto dal “popolo” e non dalle segreterie di partito, riesce a dare scandalosa testimonianza di sé. Come si diceva per Berlusconi e per Craxi prima, sembra che la pur ben nota discutibilità dei comportamenti di certi personaggi non trattenga la gente dal dare il proprio voto.


sabato 14 luglio 2012

Genova e la Diaz

Le ferite di Genova
Mancava poco a mezzanotte quando il primo poliziotto colpì Mark Covell con una manganellata sulla spalla sinistra. Covell cercò di urlare in italiano che era un giornalista, ma in pochi secondi si trovò circondato dagli agenti in tenuta antisommossa che lo tempestarono di colpi. Per un po’ riuscì a restare in piedi, poi una bastonata sulle ginocchia lo fece crollare sul selciato.
Mentre giaceva con la faccia a terra nel buio, contuso e spaventato, si rese conto che i poliziotti si stavano radunando per attaccare l’edificio della scuola Diaz, dove 93 ragazzi si erano sistemati per passare la notte. Mark sperò che rompessero subito la catena del cancello, così forse l’avrebbero lasciato in pace. Avrebbe potuto alzarsi e raggiungere la redazione di Indymedia dall’altra parte della strada, dove aveva passato gli ultimi tre giorni scrivendo articoli sul G8 e sulle violenze della polizia.

martedì 10 luglio 2012

Anti-italiani

Chi sono i veri anti-italiani che giocano solo per se stessi
Fonte: L'Unità
di Francesco Cundari

Non si ricorda una dichiarazione di un presidente di confindustria che sia stata sommersa da tante e così pesanti critiche come è accaduto con le parole pronunciate da Giorgio Squinzi a proposito di «macelleria sociale». Dopo la replica di Mario Monti, che lo ha accusato di far salire lo spread, le critiche più pesanti sono venute dal fior fiore dell’alta finanza, da Marco Tronchetti Provera a Luca Cordero di Montezemolo, secondo il quale le dichiarazioni di Squinzi «non si addicono a un presidente di Confindustria». Il direttore di Repubblica ha parlato addirittura di «ribellismo delle classi dirigenti», «tono sguaiato da organizzazione alla deriva», «pulsioni anarcoidi».

giovedì 14 giugno 2012

Antipolitica e politica

La strana democrazia di 5 Stelle, La Republlica e Montezemolo: chi comanda non è nel partito
Fonte: Linkiesta
Sta nascendo una nuova tipologia di partiti (che si dichiarano rigorosamente non partiti) a direzione occulta, ovvero, per meglio dire, diretti da gente che se ne sta fuori a guidarli dalle tenebre. Nell’elenco c’è il partito di Grillo, che pudicamente si autodefinisce movimento ma è un partito, c’è quello di Montezemolo, c’è quello del gruppo “L’Espresso-Repubblica”. Grillo ci ha già spiegato che lui sarà dietro le quinte a stabilire ciò che è giusto e ciò che non lo è, più o meno come accade in Iran con gli ayatollah. Irene Tinagli ci ha raccontato che nel suo “Italiafutura” Montezemolo svolgerà un ruolo di difficile catalogazione ma anche lui sarà un leader occulto, il gruppo editoriale citato aiuterà la presentazione di una lista, ma ne saranno fuori i tre capi, cioè Carlo De Benedetti, Eugenio Scalfari e Ezio Mauro.